Belvedere · Vienna · Guida indipendente
Audioguida del Belvedere,
cinque tappe, gratis.
Le cinque si sentono nel browser, senza installare niente. Sopra e sotto queste sale il Belvedere Superiore tiene ottocento anni d’arte austriaca, e a Chiaro basta una foto.
Realizzato da Chiaro. Senza alcun legame con questo museo.
Il bacio
Belvedere, Vienna
Questa era la parte gratuita
Chiaro racconta qualsiasi opera di questo museo a partire da una foto.
Le cinque tappe · 13 minuti di audio
Cinque opere, un percorso,
nell’ordine in cui le incontrerai.
Cinque opere, un palazzo, una sola direzione. Si parte al livello 1, nelle sale Vienna 1900, con Il bacio, che il Belvedere segnala per nome sulla sua stessa pianta, poi la Giuditta di Klimt nella cornice d’ottone fatta dal fratello e poi, nelle stesse sale, un paesaggio invernale di due metri di Giovanni Segantini, con una donna presa in una betulla. Poi verso est fino alla scala e un piano più su, al livello 2, in Verso la modernità, per i due Schiele. Circa dieci minuti di ascolto e circa quaranta minuti a piedi.
Le schede di catalogo, le date, le misure e i numeri di inventario di questa pagina sono stati letti l’8 settembre 2026 nella banca dati della collezione del Belvedere stesso, su sammlung.belvedere.at, e ognuno è stato verificato su una seconda fonte. I livelli vengono dalla pianta del Belvedere Superiore pubblicata dal museo. Il Belvedere non numera le sale, quindi questa pagina non dà numeri di sala. Le opere si spostano: se un cartellino ci smentisce, credi al cartellino e faccelo sapere.
Tappa 1 di 5 · Belvedere Superiore, livello 1, Vienna 1900
Il bacio
Gustav Klimt · 1907–1909 ca. · Foglia d’oro, d’argento e di platino e pittura a olio-resina su tela preparata, con fondo in foglia d’ottone, 180 × 180 cm
Osserva
- Il fondo è ottone, non oro. Klimt ha steso sulla tela una foglia d’ottone sottile come carta e ha usato oro e platino veri solo in alcuni punti: per questo la superficie tremola invece di brillare in modo uniforme.
- I piedi di lei, al bordo del prato. Escono oltre il margine ondulato dell’aureola dorata, perché Klimt le ha allungato le gambe quando il quadro era già stato esposto e già pagato.
- I due motivi. Blocchi geometrici e volute sulla veste di lui, cerchi e fiori sull’abito di lei e, come dice il Belvedere, non c’è altro che quella differenza di motivo a separare i due corpi.
- La firma in basso a destra, dentro un piccolo rettangolo dipinto: GVSTAV KLIMT.
Trascrizione (3:25)
È un quadrato di centottanta centimetri per lato, quindi le figure sono quasi a grandezza naturale. Avvicinati e la superficie smette di essere piatta. Luccica a chiazze, in modo irregolare, invece di brillare in modo uniforme.
Non è un caso, e non è tutto oro. Klimt ha disegnato la composizione a grafite sulla tela preparata, l’ha fissata con una velatura leggera e poi ha coperto la tela di Schlagmetall, foglia d’ottone sottile come carta, dappertutto tranne che sulla pelle, sui capelli, sui fiori colorati dell’abito di lei e sul prato. Sull’ottone ha posato una a una foglie d’oro e di platino veri. Poi ha velato tutta la superficie metallica con una resina a olio marrone scuro e, con quella velatura ancora fresca, vi ha sparso sopra innumerevoli scagliette d’oro, platino e ottone. I restauratori del Belvedere paragonano quest’ultimo passaggio alla tecnica giapponese della lacca chiamata maki-e, in cui l’artigiano fa cadere scaglie d’oro da un tubo di bambù su una superficie umida e le lascia affondare.
Ora, come è arrivato su questa parete. Klimt lo espose nel giugno del 1908 alla Kunstschau di Vienna e lo chiamò Liebespaar, la coppia di amanti. Non era finito: una fotografia scattata durante quella mostra mostra zone scoperte nell’angolo in basso a sinistra. Dieci giorni dopo l’apertura, il comitato della Moderne Galerie decise di comprarlo, di fretta, perché la sezione tedesca della Moderne Galerie di Praga si era dichiarata interessata quasi nello stesso momento. Il prezzo furono venticinquemila corone, il massimo che la galleria avesse mai pagato per un dipinto di un artista vivente. Con meno del doppio di quella cifra si comprava allora una villa nel Salzkammergut, mobili compresi.
Qualcuno del ministero infilò una nota nel fascicolo d’acquisto: l’angolo in basso a sinistra del dipinto di Klimt non è ancora del tutto finito. Klimt, in vacanza all’Attersee, rispose il sedici luglio 1908 promettendo di completarlo appena chiusa la mostra. Si riportò la tela a casa in novembre, ci lavorò per mesi, e il museo la ricevette il ventidue luglio 1909, ancora con il titolo Liebespaar. Il nome Il bacio compare per la prima volta in un catalogo del museo nell’autunno del 1909, quando il quadro era già del museo.
Nel periodo in cui l’aveva ripreso, cambiò delle cose. I raggi X e l’infrarosso mostrano che l’uomo aveva avuto la barba, che il suo mantello era decorato in un altro modo e che l’avambraccio sinistro di lei era nascosto sotto. E le allungò le gambe di diversi centimetri. Guardale i piedi adesso. Spingono fuori oltre il bordo ondulato dell’oro, su un terreno che lui aveva già coperto di foglia d’ottone e di scaglie di metallo, e ha dovuto portare il prato più a destra per seguirli.
Chi sono? Nessuno lo sa. In una collezione privata c’è una spilla che custodisce un frammento di pergamena su cui Klimt dipinse questo stesso abbraccio, con il nome Emilie, il monogramma di lei e il suo, e la data: trenta agosto 1908, il trentaquattresimo compleanno di Emilie Flöge, passato con lui all’Attersee mentre questa tela era appesa alla Kunstschau. Un argomento, non un fatto, e il migliore che ci sia.
Il dipinto fu portato fuori Vienna durante la Seconda guerra mondiale e ha il suo posto fisso qui da quando il museo ha riaperto, nel 1954. È andato a New York nel 1986, in Giappone nel 1989, a Zurigo nel 1992 e a Roma nel 1997, per esattamente una settimana. È stata l’ultima volta che ha lasciato la città.
Tappa 2 di 5 · Belvedere Superiore, livello 1, Vienna 1900
Giuditta I
Gustav Klimt · 1901 · Olio e foglia d’oro su tela, 84 × 42 cm
Osserva
- La cornice. La fascia d’ottone in alto porta impresso JUDITH UND HOLOFERNES ed è stata realizzata da Georg, il fratello di Klimt, su suo disegno. Klimt pensò cornice e quadro come un oggetto solo fin dai primi schizzi, e la cornice era già così quando il dipinto fu esposto nel 1901.
- L’angolo in basso a destra. Una forma scura con la barba: la testa di Oloferne, che secondo il Belvedere si vede solo guardando da vicino.
- L’oro alle sue spalle. Colline a squame, fichi e ulivi, copiati da un rilievo di palazzo assiro conservato al British Museum.
- La pelle. Brevi tocchi di toni pastello colorati stesi su un incarnato neutro: è questo che fa vibrare il corpo quando ti metti vicino.
Trascrizione (2:46)
È piccola. Ottantaquattro centimetri per quarantadue, e dopo gli ettari dorati del Bacio è una sorpresa. La seconda sorpresa è la cornice, che sta portando avanti una tesi.
Leggi la fascia d’ottone in alto. Giuditta und Holofernes. Klimt disegnò cornice e quadro come un oggetto solo fin dai primi schizzi, e suo fratello Georg realizzò le parti in metallo su quel disegno. Una riproduzione pubblicata nel 1901 mostra la cornice già esattamente come la vedi adesso, e la cosa conta, per quello che successe dopo. Il quadro fu esposto per la prima volta nel marzo di quell’anno, alla decima mostra della Secessione, e la gente cominciò subito a chiamarla Salomè. Un critico scrisse che era molto più Salomè che Giuditta. Klimt aveva già fatto imprimere il nome giusto in cima alla sua stessa cornice, e non servì a niente. Da allora la chiamano Salomè.
Quindi cerca Oloferne. Angolo in basso a destra. Una forma scura, una barba, un pezzo di guancia, tagliata dal bordo della tela. Il Belvedere dice che la vedi solo guardando da vicino; quello stesso critico si lamentò di non vederla tutta, e poi ammise che il taglio era la trovata. Giuditta regge la testa mozzata del generale nemico quasi con tenerezza, spingendola fuori dal quadro, e la storia biblica di una donna che difende la sua città è diventata, senza far rumore, un’altra cosa.
Ora l’oro, perché il periodo aureo di Klimt comincia qui. È il primo dipinto in cui usò foglia d’oro vera su larga scala, due anni prima del Bacio. L’idea può essergli venuta dalla sesta mostra della Secessione, quella del 1900, piena di oggetti giapponesi lavorati a foglia d’oro e d’argento, oppure da un viaggio nell’Italia settentrionale nel 1899. E l’ornamento dietro di lei non è inventato. Copia un rilievo assiro del palazzo di Sennacherib a Ninive, al British Museum dalla metà dell’Ottocento, che Klimt trovò nei volumi illustrati dell’archeologo Austen Henry Layard. Le colline a squame, i fichi, gli ulivi, e perfino il motivo della cornice, preso dalla barba di una figura nelle tavole di Layard.
Il volto è un altro discorso. I contemporanei non videro un’antica vedova ebrea. Videro una viennese del 1901, per via dell’acconciatura alta e gonfia che torna nei ritratti mondani di Klimt di quegli anni. Gli storici dell’arte del Belvedere lo dicono bene: non sta dipingendo Giuditta, sta dipingendo un’attrice nella parte. Del volto si dice spesso che sia quello di Adele Bloch-Bauer, che posò per lui due volte più avanti.
Il critico Ludwig Hevesi scrisse nel 1903 che Klimt aveva compresso tutta la sua immaginazione in questo quadro piccolo come una volta si nascondeva un veleno concentrato dentro un anello prezioso. Definì l’ornamento malvagio, se non perverso, e lo intendeva come un elogio.
Tappa 3 di 5 · Belvedere Superiore, livello 1, Vienna 1900
Le cattive madri
Giovanni Segantini · 1894 · Olio su tela, 105 × 200 cm
Osserva
- Il bambino al seno. La testa gli cresce da un ramo che si attorciglia come un cordone ombelicale, esattamente come lo descrive la poesia da cui Segantini partiva.
- Il cuore. Il ramo grande e la curva del corpo della donna, insieme, ne disegnano il contorno.
- Lo sfondo, verso sinistra. Altri due gruppi di donne: un bambino che spinge su attraverso la crosta di ghiaccio verso sua madre, e due donne che si sono liberate dai loro alberi.
- La firma nell’angolo in basso a destra: G. Segantini 1894.
Trascrizione (2:25)
Centocinque centimetri di altezza e duecento di larghezza, così sta appeso come una finestra, e quello che si vede attraverso è un luogo vero: l’Alp Tussagn, a est di Savognin, nei Grigioni, con il Piz Toissa e il Piz Curvér sulla linea dell’orizzonte. Segantini viveva giù in quella valle e ci dipingeva all’aperto.
Poi l’albero. Una betulla si sporge fuori dalla neve, e davanti a lei pende una donna con gli occhi chiusi, i capelli biondo-rossi impigliati nei rami. Guarda che cosa ha al seno. È la testa di un bambino, e cresce da un ramo che si attorciglia come un cordone ombelicale. Ora segui il ramo grande e la curva del corpo di lei: insieme disegnano un cuore.
Il Belvedere non addolcisce quello che è. Segantini mostra il destino delle donne che vivono fino in fondo il desiderio fisico e rifiutano la maternità. Quello che patiscono per questo lui lo chiamava i flagelli del purgatorio. Non resta loro che accettare ciò per cui lui le riteneva fatte; solo allora sono liberate. Verso sinistra, in lontananza, ci sono quelle più avanti: un bambino che spinge su attraverso la crosta di ghiaccio verso sua madre, due donne che si sono sciolte dai loro alberi e un orizzonte che si scalda verso l’oro. È il Nirvana della storia.
Perché una storia c’è. Luigi Illica, amico di Segantini, quello che scrisse i libretti di La bohème, Tosca e Madama Butterfly, mise in italiano una poesia intitolata Nirvana e la presentò come la traduzione di un testo indiano medievale. Segantini dipinse quattro volte la donna nell’albero: Il frutto dell’amore, Il castigo delle lussuriose, questo quadro e L’angelo della vita. Furono i suoi primi dipinti simbolisti.
Una parte è la sua stessa vita. Sua madre morì quando lui aveva sette anni. Scappò, lo trovarono per le strade di Milano e lo misero in un riformatorio, dove un cappellano si accorse che sapeva disegnare. Sapeva a malapena leggere e scrivere fino a metà dei trent’anni. E fu apolide per tutta la vita, quindi non poté avere un passaporto e non entrò nemmeno una volta nelle sue stesse mostre all’estero.
Morì il ventotto settembre 1899, di peritonite, in alta montagna, mentre lavorava al terzo pannello di un trittico. Due anni dopo Vienna ospitò la più grande mostra di Segantini che ci fosse mai stata e, quello stesso anno, la Secessione donò alla galleria statale questa tela, che aveva comprato. I registri del museo la mostrano per la prima volta appesa alla Moderne Galerie di Vienna nel maggio del 1903. Prima di andare, cerca la firma nell’angolo in basso a destra: G. Segantini, 1894.
Tappa 4 di 5 · Belvedere Superiore, livello 2, Verso la modernità 1900–1920
Morte e fanciulla
Egon Schiele · 1915 · Olio su tela, 150 × 180 cm
Osserva
- Gli occhi di lui. Non guardano lei e non guardano te: guardano oltre tutto, ed è questa la tesi dell’intero quadro.
- Le braccia di lei. Le tiene tutte e due serrate intorno a lui, e le mani di lui non la trattengono con niente di simile a quella stretta.
- Come stanno in equilibrio i due corpi. Il Belvedere definisce la posa deliberatamente instabile, costruita per sembrare sul punto di cedere nel secondo successivo.
- La firma e la data in alto a destra, nelle maiuscole squadrate di Schiele: EGON SCHIELE 1915.
Trascrizione (1:55)
Centocinquanta centimetri per centottanta, quindi le due figure sul lenzuolo bianco sono a grandezza naturale. Lei lo tiene stretto con tutte e due le braccia. Lui non la tiene allo stesso modo e, come dice il Belvedere, il suo sguardo va nel vuoto: non verso di lei, non verso di te, non verso niente di quello che c’è in questa sala.
Quel volto è quello di Schiele. Il quadro è in parte un autoritratto, e una volta che sai chi è lei diventa difficile guardarlo con educazione. È Wally Neuzil, la sua modella e la sua compagna per diversi anni. Nel 1915 la lasciò per sposare Edith Harms, che veniva da una rispettabile famiglia borghese. Dipinse questo nello stesso anno, l’anno in cui si sposò e l’anno in cui l’esercito lo chiamò alle armi per la Prima guerra mondiale.
Quello che il Belvedere dice senza giri di parole è come andò a finire. Dopo la separazione Neuzil si formò come infermiera, andò in guerra e morì nel 1917 di scarlattina.
Quindi guarda come sono disposti i due corpi. Il Belvedere descrive quell’equilibrio come fragile apposta, una posa instabile che l’artista ha costruito perché sembri sul punto di cedere nel secondo successivo. Niente, nel quadro, la regge. Il lenzuolo scivola via da sotto di loro e il terreno oltre è spaccato in lastre.
Schiele non lo chiamava Morte e fanciulla. Prima lo intitolò Uomo e ragazza, e anche Coppia avvinta. Il titolo successivo tira l’immagine dentro un tema che i pittori del Rinascimento hanno usato per secoli, il contrasto tra la morte e una giovane donna, e l’uomo nella scura tonaca da monaco ci sta abbastanza bene perché il nome sia rimasto. Addolcisce anche quello che sta succedendo, perché nella versione di Schiele è la donna ad aggrapparsi alla morte come a un amante, il che toglie l’orrore al motivo e al suo posto mette qualcosa di peggio.
Il Belvedere comprò il dipinto nel 1930, dalla Secessione di Monaco. Prima di andare avanti, trova la firma in alto a destra, nelle sue pesanti maiuscole squadrate, con la data sotto. Millenovecentoquindici. Gli restavano tre anni.
Tappa 5 di 5 · Belvedere Superiore, livello 2, Verso la modernità 1900–1920
La famiglia
Egon Schiele · 1918 · Olio su tela, 150 × 160,8 cm
Osserva
- Il bambino, in basso tra le gambe della donna, che guarda fuori. È stato dipinto per ultimo, sopra un mazzo di fiori che stava lì prima.
- La mano sinistra dell’uomo. Parti di questa tela sono rimaste non finite e quella mano è una di quelle, proprio accanto a un volto lavorato in ogni dettaglio.
- Dove guardano. Lui ti guarda con calma; lei guarda lontano, oltre di te, assorta in se stessa.
- La differenza della pelle. Il corpo di lei è rosa pallido, il suo è di un bronzo più scuro, su un fondo più scuro di entrambi.
Trascrizione (2:21)
Tre figure impilate a piramide nel buio, strette una all’altra e che, come dice la scheda del Belvedere, si leggono comunque come isolate l’una dall’altra. L’uomo in cima è di nuovo Schiele, accovacciato dietro la donna con le ginocchia intorno a lei, ossuto dove lei è morbida. Lei siede tra le sue gambe, guarda in basso e di lato, assorta in se stessa. In fondo, mezzo nascosto, un bambino fa capolino tra le gambe di lei.
Nemmeno questo Schiele lo chiamava La famiglia. Lo chiamò Kauerndes Menschenpaar, la coppia accovacciata, e il Belvedere lo registra ancora con quel nome, con La famiglia tra parentesi. Il titolo che usiamo gli è arrivato solo dopo la sua morte, quando la critica Berta Zuckerkandl lo impiegò per la prima volta, e il motivo per cui quel cambio di titolo è insopportabile è la cosa da sapere prima di uscire da questa sala.
Espose il quadro nel 1918, alla quarantanovesima mostra della Secessione viennese. Ne disegnò il manifesto. Aveva diciannove dipinti e ventiquattro disegni alle pareti. Gustav Klimt era morto nel febbraio di quell’anno e a ventotto anni Schiele era il primo pittore di Vienna. Edith aspettava il loro primo figlio.
Il ventotto ottobre 1918 Edith Schiele morì di influenza spagnola, incinta di sei mesi. Il bambino non sopravvisse. Schiele morì della stessa malattia tre giorni dopo, il trentuno. La famiglia del quadro non è mai esistita e non sarebbe mai esistita.
Eppure non è un loro ritratto. La modella della donna non è Edith. Potrebbe benissimo essere Wally Neuzil, la donna del quadro che hai appena lasciato. Guarda il bambino adesso: Schiele lo dipinse tardi, sopra un mazzo di fiori che stava tra le gambe della donna, e il modello era suo nipote Toni. Quindi il quadro non è il documento di una famiglia. È l’idea di una famiglia, messa insieme con persone che quella famiglia non erano, da un uomo che stava per perderne la possibilità.
Un ultimo dettaglio, ed è duro. Parti della tela sono non finite. Guarda la mano sinistra dell’uomo e poi il suo volto, pochi centimetri più su. Il volto è lavorato fino in fondo. La mano è appena accennata.
Il dipinto passò direttamente dallo studio di Schiele al collezionista e pittore viennese Hans Böhler nel 1918, restò con lui durante i suoi anni a New York, e il Belvedere glielo comprò nel 1948.
Guida indipendente · Chiaro
Punta Chiaro su qualsiasi cosa dentro il Belvedere.
Questa pagina finisce dopo cinque opere. L’app no: fotografa un soffitto barocco, un ritratto Biedermeier, un altro Klimt sulla stessa parete, e lei ti dice che cos’è e poi risponde a quello che chiedi dopo, a voce, mentre le stai davanti.
Prima di andare
Come arrivare
Prinz-Eugen-Straße 27, 1030 Vienna. Questo è il Belvedere Superiore (Oberes Belvedere), il palazzo in cima al giardino, e tutto quello che c’è in questa pagina sta lì dentro. Il Belvedere Inferiore (Unteres Belvedere), al Rennweg 6, è un edificio separato con un biglietto separato e ospita mostre temporanee, non Il bacio.
Il tram D ti lascia al Belvedere Superiore, alla fermata Schloss Belvedere. Il treno, la S-Bahn e i tram 18 e O fermano a Quartier Belvedere. Dalla U1, a Südtiroler Platz / Hauptbahnhof, sono circa quindici minuti a piedi.
Biglietti
- Si entra con fascia oraria. Se prenoti su belvedere.at vai dritto all’ingresso del museo invece di fare la fila in biglietteria. La fascia fissa quando entri, non quanto ti fermi.
- Controlla l’edificio prima di prenotare. Il bacio è nel Belvedere Superiore (Oberes Belvedere), in Prinz-Eugen-Straße 27; il Belvedere Inferiore (Unteres Belvedere), al Rennweg 6, è un altro palazzo e un altro biglietto.
- Aperto tutti i giorni dalle 9 del mattino alle 6 di sera, e dalle 9 del mattino alle 7 di sera dal 15 luglio al 31 agosto 2026. L’ultimo ingresso è mezz’ora prima della chiusura e il museo chiude in punto, quindi non arrivare alle sei meno un quarto.
- Gli armadietti sono gratuiti in tutte le sedi del Belvedere, e così le sedie a rotelle. I bagagli non si possono depositare.
L’audioguida ufficiale
Le visite audio del Belvedere funzionano sull’app Smartify, sul tuo telefono. Le aggiungi al biglietto d’ingresso quando prenoti online, oppure noleggi un apparecchio in loco a pagamento e secondo disponibilità. Due riguardano questo edificio: Picture This!, trentadue tappe e circa un’ora, e Competing Ideas. Vienna 1900, diciotto tappe e circa quaranta minuti, entrambe in undici lingue. Questa pagina è gratuita e copre cinque opere; il resto lo copre l’app di Chiaro.
Sito ufficiale →Domande
Esiste un’audioguida gratuita del Belvedere?
Questa. Cinque tappe che puoi ascoltare nel browser, con le trascrizioni, e niente da scaricare. Da lì in poi ci pensa l’app di Chiaro: punta la fotocamera su qualsiasi opera del museo e te la racconta. Anche il Belvedere pubblica qualche visita gratuita su Smartify, tra cui Museum Without Men, con la storica dell’arte Katy Hessel.
Quanto costa l’audioguida ufficiale del Belvedere?
Le visite del Belvedere funzionano sull’app Smartify e si comprano a pagamento, come aggiunta al biglietto d’ingresso acquistato online. Puoi anche noleggiare un apparecchio audioguida al museo a pagamento, secondo disponibilità. I prezzi aggiornati sono su belvedere.at.
Dov’è Il bacio dentro il Belvedere?
Belvedere Superiore (Oberes Belvedere), livello 1, nella sezione Vienna 1900, all’estremità ovest del piano. Il museo lo segnala per nome sulla sua stessa pianta dell’edificio. Non è nel Belvedere Inferiore (Unteres Belvedere), e non lascia Vienna dal 1997.
Il Belvedere chiude in qualche giorno della settimana?
No. Il Belvedere Superiore è aperto da lunedì a domenica, dalle 9 del mattino alle 6 di sera, con orario prolungato fino alle 7 di sera dal 15 luglio al 31 agosto 2026. L’ultimo ingresso è mezz’ora prima della chiusura. Prima di una festività controlla su belvedere.at.
Quanto costa il biglietto per il Belvedere Superiore?
Il biglietto d’ingresso per la giornata costa 23 euro. Gli over 65 e gli studenti under 26 pagano 19 euro, chi ha la Vienna City Card 21,50 euro, e bambini e ragazzi sotto i 19 anni entrano gratis. Il Gold Pass da 49 euro copre tutte e tre le sedi del Belvedere per un anno, senza fascia oraria da prenotare.
Quanto tempo prendono queste cinque tappe?
Circa dieci minuti di audio e circa quaranta minuti a piedi, tutto dentro il Belvedere Superiore. Tre tappe stanno insieme nelle sale Vienna 1900, al livello 1, e le altre due sono un piano più su, così non torni mai indietro. Per farti un’idea, la visita cronologica che il Belvedere dedica a tutto il percorso è di trentadue tappe e circa un’ora di ascolto, oltre al cammino.
Altre audioguide
Realizzato da Chiaro. Senza alcun legame con questo museo.